La Meditazione di Padre Pio sul Natale

readme A pochi giorni dal Natale dovremmo fermarci, almeno per qualche minuto, a riflettere su cosa significhi veramente per l’umanità l’avvento di Nostro Signore Gesù Cristo.

Gesù si è fatto uomo, ma ha deciso di nascere non tra gli agi e il lusso bensì nella povertà più assoluta, vegliato solo da un’umile donna e un povero uomo, esposto al freddo e al gelo di una grotta. Ma siamo capaci di trarre insegnamento dalla sua scelta? Siamo in grado di accostarci con cuore aperto al mistero di questo Bambino e apprendere da Egli l’umiltà, l’amore e il perdono? Certo non è semplice, presi dai mille impegni che la vita quotidiana ci impone, trovare il tempo per riflettere con attenzione sul messaggio di Gesù, ma le parole dei santi possono venire in nostro soccorso e aiutarci a vivere il Natale non come una festa vuota, ma nella sua vera essenza.

Per questa ragione la meditazione di Padre Pio* che vi offriamo in dono è preziosa. Con parole semplici e profonde, San Pio ci avvicina al divin Bambino, al mistero del Dio che si è fatto uomo per noi.

*È la prima meditazione (=epist. IV, 865-867, a. 1984), non priva di reminescenze bibliche e contiene un accenno a san Girolamo, che richiama irresistibilmente quanto dello stesso santo il venerato Padre dice in Epist. II, 143s., 146. È la seconda del quaderno autografo di Padre Pio ed è stata pubblicata dal padre Ezechìa Cardone nell’opuscolo Tempo natalizio.

“Nel cuore della notte, nella stagione più rigida, nella più gelida grotta, più abitazione di armenti che di umana creatura, veniva alla luce nella pienezza dei tempi il pro- messo Messia – Gesù – il Salvatore degli uomini.

Non strepito attorno a lui; un bue ed un asino riscaldano il neonato povero Bambino; un’umile donna, un povero uomo stanco adoranti presso di lui.

 

Non si odono che vagiti e pianto del Dio pargoletto. e con questo pianto e con questi vagiti egli offre alla divina giustizia il primo riscatto della nostra riconciliazione.

Da ben quaranta secoli egli è atteso; con sospiri gli antichi Padri ne avevano invocato la venuta; i sacri scrittori chiaramente avevano profetato ed il luogo e l’epoca della sua nascita, eppure tutto è silenzio e sembra che nessuno sia a conoscenza di questo grande avvenimento. Solo un po’ più tardi egli è visitato da pastori intenti a vigilare il gregge nei prati. Sono avvertiti da spiriti celesti dello strepitoso avvenimento, invitati a recarsi alla sua grotta.

 

Quali e quanti non sono, o cristiani, gl’insegnamenti che si partono dalla grotta di Betlemme! oh come deve sentirsi acceso il cuore di amore per colui che tutto tenerezza si è fatto per noi! oh come dovremmo ardere del desiderio di condurre il mondo tutto a quest’umile grotta, asilo del re dei re, più grande di ogni reggia umana, perché trono e dimora di Dio! Chiediamo a questo divin Bambino di rivestirci di umiltà, perché solo con questa virtù possiamo gustare questo mistero ripieno di divine tenerezze.

 

Scintillano i palazzi della superba Israele, eppure non in essi venne al mondo la Luce! Baldanzosi di umana grandezza, nuotanti nell’oro e negli agi sono i magnati della nazione giudaica, ricolmi di vana scienza e superbia i sacerdoti del santuario, contro il vero senso delle divine rivelazioni attendono un Salvatore troppo rimpicciolito, veniente al mondo con umana grandezza e potenza.

 

Ma Dio, che è sempre intento a confondere la sapienza di questo mondo, disperse i loro disegni e, contro l’aspettativa di chi è privo della sapienza divina, discende fra noi nella più grande abiezione, rinunzia no a nascere nell’umile casetta di Giuseppe, rinunzia neanche ad un modesto alloggio fra parenti e conoscenti nella città di Giuda e, quasi rifiuto degli uomini, chiede rifugio e soccorso a vili animali, scegliendo la loro dimora per luogo di sua nascita, il loro fiato per riscaldare il suo tenero corpicciuolo. Permette che il primo ossequio gli sia tributato da poveri e rozzi pastori, che egli stesso, per mezzo dei suoi angeli, informa del grande mistero.

 

O sapienza o potenza di Dio, ci sentiamo di dover esclamare – estasiati col tuo Apostolo – quanto sono incomprensibili i tuoi giudizi ed investigabili le tue vie! Povertà, umiltà, abiezione, disprezzo, circondano il Verbo fatto carne; ma noi, dall’oscurità in cui questo Verbo fatto carne è avvolto, comprendiamo una cosa, udiamo una voce, intravediamo una sublime verità: tutto questo l’hai fatto per amore, e non c’inviti che all’amore, non ci parli che di amore, non ci dai che prove di amore.

Il celeste Bambino soffre e vagisce nel presepe per rendere a noi amabile, meritoria e ricercata la sofferenza: egli manca di tutto, perché noi apprendiamo da lui la rinunzia dei beni e degli agi terreni; egli ci compiace di umili e poveri adoratori per invogliarci ad amare la povertà e preferire la compagnia dei piccoli e dei semplici a quella dei grandi del mondo.

 

Questo celeste Bambino tutto mansuetudine e dolcezza vuole infondere nei nostri cuori col suo esempio queste sublimi virtù, affinché nel mondo dilaniato e sconvolto sorga un’era di pace e di amore. egli n dalla nascita ci addita la nostra missione, che è quella di disprezzare ciò che il mondo ama e cerca.

oh! prostriamoci innanzi al presepe e con il grande s. Girolamo, il santo infiammato di amore a Gesù bambino, offriamogli tutto il nostro cuore senza riserva, e promettiamogli di seguire gli insegnamenti che giungono a noi dalla grotta di Betlemme, che ci predicano essere tutto quaggiù vanità delle vanità, non altro che vanità.”

 

san-pio-da-pietrelcina

Rimani con Padre Pio. Fai che possa essere per te una preziosa guida nel tuo quotidiano.
Scarica la “Terapia Spirituale di Padre Pio, una luce nel buio”,
dove lui ci sostiene aiutandoci a trovare risposte quando siamo in stati d’animo difficili.