La Meditazione di Padre Pio per il primo giorno dell’anno

Chi di noi, al finire del vecchio anno e al cominciare del nuovo, non stila una lista di buoni propositi che, puntualmente, vengono disattesi? È umano. Sbagliamo e ci rialziamo, certi dell’appoggio di Dio che, da buon Padre premuroso, ci osserva e invia i suoi angeli ad aiutarci quando è necessario. Sta a noi però scegliere di vivere nella Grazia Divina, consapevoli che il Signore giudicherà le nostre azioni e che saranno esse a decretare la nostra salvezza o la nostra dannazione.

Ascoltiamo quindi l’invito che Padre Pio ci rivolge nella sua meditazione sul primo giorno dell’anno*; cominciamo fin da subito il nostro combattimento per una vita santa che ci conduca in Paradiso, perché se qualcosa forse abbiamo fatto, tanto ancora ci manca per meritare la ricompensa divina.

*Pubblicata dal padre Ezechìa Cardone nell’opuscolo Tempo natalizio, questa meditazione è la prima del quaderno autografo di Padre Pio. Ricca di citazioni (san Bonaventura, osea, Luca, Matteo, Salmo 94, 2tim., Apocalisse), è scritta alla prima persona plurale (Abbiamo fatto, Poveri noi! ecc.) ed è redatta con stile pacato e sostenuto. Ha non poche affinità di linguaggio e di pensiero con il componimento scolastico Pen-sieri sul tempo ossia l’ultima notte dell’anno, svolto da Fra Pio, nel 1905, a Sant’elia a Pianisi1.

J.M.I.D.F.C.

«Incominciamo oggi, o fratelli, a fare il bene, ché nulla fin qui abbiamo fatto»1. Queste parole, che il serafico padre s. Francesco nella sua umiltà applicava a se stesso, rendiamole nostre all’inizio di questo nuovo anno.

Veramente nulla abbiamo fatto fino ad oggi o, se non altro, ben poco; gli anni si sono susseguiti nel sorgere e nel tramontare, senza che noi ci domandassimo come li avevamo impiegati; se niente vi era da riparare, da aggiungere, da togliere nella nostra condotta.

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Abbiamo vissuto all’impensata come se un giorno l’eterno giudice non dovesse chiamarci a sé e chiederci conto del nostro operato, del come abbiamo speso il nostro tempo. eppure di ogni minuto dovremo rendere strettissimo conto, di ogni movimento della grazia, di ogni santa ispirazione, di ogni occasione che ci si presenta- va di fare il bene.

La più lieve trasgressione della legge santa di Dio sarà presa in considerazione. Poveri noi! Non sarà allora il caso di ripetere spaventati ed atterriti del giusto giudizio di Dio: «O monti, rovesciatevi; o terre, apritevi ed inghiottitemi, perché io tremo alla presenza dell’Altissimo»2.

 

E se poi Dio dovesse pronunziare questa condanna: «Va’, servo infedele, al fuoco eterno»3, sarà finita per sempre per noi, o meglio comincerà per noi un tempo senza ne di atrocissime pene e d’incomprensibili spasimi.

Allora vorremmo richiamarci indietro un minuto solo del passato per riparare, per espiare, staremmo contenti secoli e secoli in quel carcere orrendo purché alla ne ci fosse concesso di ritornare sulla terra a far migliore uso del tempo.

 

Eppure, una volta suonata la nostra ultima ora, cessati i battiti del nostro cuore, tutto sarà finito per noi, ed il tempo di meritare e quello pure di demeritare. tali e quali la morte ci troverà, ci presenteremo a Cristo giudice. I nostri gridi di supplica, le nostre lacrime, i nostri sospiri di pentimento, che ancora sulla terra ci avrebbero guadagnato il cuore di Dio, avrebbero potuto di noi fare con l’aiuto dei sacramenti, da peccatori dei santi, oggi più a nulla valgono, il tempo della misericordia è trascorso, ora incomincia il tempo della giustizia.

 

Una parola sola, o meglio due sole, compendieranno tutto il nostro eterno domani: «Mai, mai! Sempre, sempre!…». Mai, mai più potrai godere della dolce visione di Dio; mai più avrai a tuoi amici la Vergine santissima e tutti i santi; mai più al tuo anco quell’angelo tutelare, ai cui costanti ed amorosi richiami in vita fosti sordo e ribelle, mai più ti congiungerai a quelle persone care che amasti sulla terra e di cui non avesti la forza di imitare la vita di sanità: mai più sarà data grazia a te di vedere Gesù sfolgorante di gloria ed a te venire incontro, mostrandoti le luminose ferite delle sue sacre membra e del suo adorato costato, da cui scaturì il suo divin sangue per redimerti.

click here Ma tu lo calpestasti, quando tutto era in tuo possesso e tu potevi usufruirne per te e per tanti peccatori come te. ora una sola stilla tu chiedi ed invochi, ma né oggi né mai ti sarà accordata. Sempre tu sarai in compagnia dei dannati, il tuo occhio sarà terrorizzato dai più terrificanti spettacoli, le tue orecchie dalle più inconcepibili ed orrende bestemmie, tutti i tuoi sensi martoriati in senso indefinito e la tua anima, che non può vedere e godere Dio, infinito suo bene, nella disperazione e nel dolore maledirà se stessa e lui; e ciò sempre, sempre!…

O Dio dell’anima mia, qual triste sorte mi aspetta, se io non mi decido a mutar vita, a tesoreggiare il tempo che la vostra bontà mi concede!

 

Chi ha tempo, non aspetti tempo; non rimandiamo al domani, ciò che oggi possiamo fare. Del bene di poi son riboccanti le fosse… eppoi chi dice a noi che domani vivremo? Ascoltiamo la voce della nostra coscienza, la voce del real profeta: «Oggi se udirete la voce del Signore, non vogliate otturare il vostro orecchio»4.

Sorgiamo e tesoreggiamo, ché il solo istante che fugge è in nostro dominio. Non frapponiamo tempo fra istante ed istante.

 

Noi per divina grazia siamo all’alba di un nuovo anno. Quest’anno, di cui solo Dio sa se vedremo la ne, deve essere tutto impiegato a riparare per il passato, a proporre per l’avvenire. e a pari passi coi buoni propositi vedano le sante operazioni.

 

Oh! sì, facciamo questo, che, dopo aver procurato a noi stessi l’eterna beatitudine, rallegreremo il cuore dolcissimo di Gesù e saremo di sprone al bene ai nostri fratelli, i quali, stimolati dal nostro operare, essi pure cammineranno per la via della giustizia e dell’amore. Diciamo a noi stessi con la piena convinzione di dire la verità: anima mia, incomincia oggi ad operare il bene, ché nulla hai fatto n qui. Facciamo sì che ci moviamo alla presenza di Dio. Dio mi vede, ripetiamo spesso a noi stessi, e nell’atto che egli mi vede mi giudica pure. Facciamo sì che egli non veda in noi sempre se non il solo bene.

Premuriamoci contro il mondo e le passioni che, quali belve feroci, attenteranno al nostro eterno bene, e nella nostra debolezza non difendiamo del divino aiuto. Quel Dio, che ci siamo proposti di vedere e tener scolpito dinanzi alla nostra mente, è sempre pronto a venirci in aiuto. egli, sempre fedele nelle sue promesse, vedendoci combattere da forti, manderà i suoi angioli a sostenerci nella prova.

 

La palma della gloria non è serbata se non a chi combatte da prode no alla ne5. Incominci dunque quest’anno il nostro santo combattimento. Dio ci assisterà e ci coronerà di un eterno trionfo.

Deo gratias.

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