La Vergine Maria: il «sì» alla misericordia del Padre*
articolo tratto dal numero: Anno XLVII – n. 12 – Dicembre 2016
di don GIUSEPPE DE VIRGILIO

MARIA SI ALZÒ E SI MISE IN CAMMINO
Il racconto della visita di Maria a Elisabetta (cfr. Lc1,39-45) segue immediatamente la scena dell’annunciazione (cfr. Lc1,26-38). La Vergine di Nazaret ha detto il suo «sì» all’angelo Gabriele, ponendosi in tutta umiltà nella volontà di Dio. Il bambino che nascerà sarà santo e chiamato Figlio di Dio (cfr. Lc 1,35). Maria ha accolto il dono della maternità e ha affidato a Dio tutta la sua esistenza, il suo presente e il suo futuro. La scena della visita a Elisabetta si apre con un verbo
importante: Maria si alza e si mette in cammino (v. 39). In questa immagine possiamo cogliere il dinamismo della «serva del Signore», che sa ascoltare ed è pronta a servire, senza chiudersi nel suo privato. Ella traduce la sua consapevolezza di «serva» in concretezza e piena generosità. Dalla ricettività la Vergine si apre alla oblatività feconda e totale.

L’INCONTRO DELLE DUE MADRI
La strada verso la casa di Zaccaria, nei pressi di Gerusalemme (l’attuale Ain Karem), è abbastanza lunga. Dalla Galilea le vie delle carovane percorre vano quei sentieri costeggiando il Giordano, per salire alla città santa. Maria si associa ai pellegrini e si reca in segreto dall’anziana parente. Elisabetta dovrà dare alla luce un bambino e la Vergine Maria le sarà accanto, per aiutarla e sostenerla. L’incontro tra le «madri» assume i contorni di una rivelazione esaltante. Entrata nella casa di Zaccaria, Maria rivolge il suo saluto a Elisabetta, la quale sente sussultare nel suo grembo il figlio. È l’incontro che diventa fecondo, ricco di grazia, di vita e di gioia. Come nella solenne festa dell’ingresso dell’arca dell’alleanza (cfr. 2Sam6), così le due donne esaltano le meraviglie di Dio che visita il suo popolo. Le due donne testimoniano la gioia della fecondità, dell’amore verso la vita, della fede nell’onnipotenza divina. Le due madri sono simbolo delle due alleanze e dei due testamenti: Elisabetta rappresenta l’anzianità della prima alleanza e Maria la novità della Nuova alleanza.

BENEDETTA FRA LE DONNE
Lo stesso Spirito che ha adombrato la Vergine di Nazaret adesso colma del suo amore il cuore di Elisabetta, che profetizza ad alta voce e rivela l’identità di Maria: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me?» (vv. 42-43). Al saluto della Vergine risponde il «canto della profezia» di Elisabetta. Maria è la benedetta perché è la «madre» del Signore. La benedizione va interpretata come uno sguardo sul progetto di amore che Dio ha pensato e realizzato a favore dell’umanità. Elisabetta «proclama» solennemente la benedizione divina su Maria e sulla sua storia di amore. Quella «benedizione» che è prerogativa di Dio nelle Scritture adesso si estende su quanti lo temono, perché la speranza di Israele si realizza e la salvezza si compie: il frutto del grembo è il Figlio di Dio che si incarna nella storia.

BEATA COLEI CHE HA CREDUTO
Di fronte alla sua giovane parente, Elisabetta compie il più grande atto di fede, nella linea autentica delle donne forti dell’Antico Testamento. Ciò che sembrava impossibile agli occhi degli uomini è divenuto possibile per Dio (v. 37). La beatitudine della fede è applicata a Maria con parole che rimarranno scolpite nella storia di ogni credente: «Beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto» (v. 45). Dio porta a compimento la promessa messianica: la Vergine concepirà e partorirà un figlio, l’Emmanuele (cfr. Is7,14). La funzione mariana nel progetto della salvezza è centrale. Non si sottolinea un privilegio, ma si evidenza la grandezza della fede di Maria. Le due madri portano nel grembo i due figli: il Battista e Gesù. Il primo è il «profeta dell’altissimo» e il secondo il «figlio dell’Altissimo».

L’ANIMA MIA MAGNIFICA…
Al canto profetico di Elisabetta risponde il cantico del Magnificat di Maria, l’umile serva del Signore. Siamo di fronte a una delle preghiere più preziose della Bibbia, una sintesi intrisa di tutte le voci dei piccoli e dei poveri che si levano a Dio per cantare la sua misericordia. In questa pagina è condensata la cronistoria della salvezza, che riprende brani, preghiere e canti dell’Antico Testamento, per raccontare la storia dell’amore di Dio per l’uomo. Il canto della Vergine nasce dall’intimo del cuore, che magnifica Dio, esaltando le sue opere meravigliose. Ogni credente si sente coinvolto e compreso in questo inno di lode. Ognuno si sente rappresentato dalla piccolezza della Vergine che rivela l’amore del Padre, portando in sé il dono del Figlio.

LA SUA MISERICORDIA SI STENDE…
Dopo aver riconosciuto la sua «piccolezza», Maria estende il suo sguardo alla «misericordia» di Dio verso gli ultimi (vv. 50-54). La misericordia messianica si è riversata su quanti temono Dio, gli obbediscono e lo servono nella fedeltà. Nella sua potenza, Dio realizza la salvezza e «rovescia le sorti» dei miseri. I verbi attribuiti all’azione di Dio esprimono tutta la concretezza storica dell’opera salvifica: il Padre «ha spiegato… ha disperso… ha rovesciato… ha innalzato… ha ricolmato… ha rimandato… ha soccorso… si è ricordato». La Vergine rivela la percezione delle conseguenze che avrà, per tutti i tempi e per tutti gli uomini, l’Incarnazione del Verbo nel suo seno. L’Incarnazione è la somma misericordia che scorre quale fiume perenne di grazia sugli uomini che temono il Signore. Siamo chiamati a credere che la storia umana segna il trionfo della misericordia di Dio e l’annientamento di ogni brama di potere egoistico e di sopruso. È il Dio degli umili, l’Altissimo che si è fatto «piccolo» nel mistero dell’Incarnazione, a incontrare l’umanità ferita e recare il dono della pace e della salvezza. Nel suo «sì» la piccola Maria schiude al mondo l’infinita misericordia del Padre.

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