articolo di Marianna Iafelice, pubblicato sul numero di gennaio della “Voce di Padre Pio”

Il primo opuscolo su Padre Pio è del 1921, edito a Barcellona.

L ’immenso quantitativo di libri pubblicati su Padre Pio rappresenta forse il primo vero grande esempio di multiculturalità biblio-documentale, un caso questo che merita di essere approfondito ed analizzato, cercando non solo di conoscere meglio quelle che sono le pubblicazioni sul frate di Pietrelcina, ma anche i volti di coloro che hanno impugnato la penna per scrivere su di lui. A partire dagli anni ’20 del Novecento, molti hanno sentito l’esigenza di conoscere Padre Pio e, in un certo senso, anche di “avvicinarsi” a lui da paesi come la Spagna, l’Inghilterra, la Francia, l’Irlanda, l’Uruguay, l’Argentina, il Brasile e lo hanno potuto fare abbattendo la distanza geografica, soprattutto attraverso i libri e le pubblicazioni che a partire da quegli anni venivano presentati. L’interesse della stampa italiana nei confronti del frate si manifesta subito dopo la diffusione della notizia della stimmatizzazione, anche se non tutti sanno che il primo libro su Padre Pio non è italiano, ma viene pubblicato, per dirla con le parole enfatiche di Sergio Luzzatto, «nella Spagna dei crocifissi trasudanti».

Infatti sarà la città di Barcellona nel 1921 ad ospitare i torchi da cui uscirà il primo libriccino dal titolo Breve noticia biografica del Rdo. P. Pio de Pietrelcina de la provincia de Foggia (Italia) llamado “il Cappuccino Santo”. Si tratta di un opuscolo costituito da 39 pagine, oggi assai raro, in cui l’autore «prima di iniziare la trattazione» poneva «due autentiche foto ed un autografo di Padre Pio». La vita del frate in queste pagine viene narrata citando alcuni brani ripresi da alcune riviste e citando testimonianze riportate integralmente, tra cui quella di Bernardin d’Apremont, un cappuccino della Provincia di Sabaudia,

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