di Rosario Carello

Quella in Portogallo, un secolo fa, è stata la prima apparizione mariana del ‘900. Padre Pio era devotissimo e un giorno a San Giovanni Rotondo la statua atterrò con l’elicottero

Sono passati 100 anni dalle apparizioni di Fatima. 100 anni da quei segreti che hanno fatto parlare, sperare, forse anche tremare. 100 anni che hanno segnato la storia, perché sono state le prime apparizioni mariane del ‘900, con riferimenti alla guerra, alla pace, alla Russia nelle parole della Vergine. Ma anche perché due dei tre veggenti sono diventati i più piccoli Beati della Chiesa, rompendo un tabù che per secoli sembrava negare ai piccolissimi l’onore degli altari. Ma Fatima incrocia anche la storia dei Papi, con Giovanni Paolo II che porta lì il proiettile estratto dal suo corpo, dopo l’attentato del 1981; Benedetto XVI che da lì pronunzierà parole fortissime: «Si illuderebbe chi pensasse che la missione profetica di Fatima sia conclusa». E ancora Francesco, che sta per raggiungere Fatima (ci andrà a maggio), in un momento storico delicatissimo. Ma Fatima non è solo una storia, è un insieme di storie che, in cammino verso il centenario, quel 13 maggio giorno della prima apparizione, proveremo a raccontare.

FATIMA E PADRE PIO

Ma naturalmente, per noi, il capitolo primo di questa vicenda deve riguardare Padre Pio. Il Santo cappuccino è mai stato a Fatima? La risposta è no. Però potremmo dire che Fatima è stata da lui. Quando? È il 1959, la statua della Madonna sta girando le più grosse città italiane per l’atto di consacrazione al Cuore Immacolato di Maria. Per rispetto di Padre Pio il cardinale Lercaro, su suggerimento di padre Amorth, il celebre sacerdote paolino, esorcista, decide che la statua di Maria si sarebbe fermata a San Giovanni Rotondo. È il 5 agosto. Padre Pio non sta bene, “focolaio bronco-pneumonico con una pleurite siero emorragica”, è la diagnosi. Non può neppure alzarsi dal letto. La Madonna di Fatima è lì per lui, nel suo convento, ma lui non può vederla. Che notte triste! Ma il giorno dopo si sente un po’ meglio, così i confratelli lo possono finalmente accompagnare nella vecchia sacrestia, abbassano la statua fino al suo volto e il resto lo racconta padre Raffaele da Sant’Elia a Pianisi, testimone diretto: «Commosso e con le lacrime agli occhi, la bacia affettuosamente e mette un rosario, che ha benedetto, nelle sue mani; poi si riporta su perché stanco e per il timore di qualche collasso»

«VOGLIO RIVEDERLA»

La statua viene così trasportata nella Casa Sollievo. L’emozione dei malati e dei loro familiari si percepisce a pelle. Ogni stanza è una sosta, ogni sosta sono baci, preghiere, lacrime. A poca distanza partecipa anche Padre Pio e quando viene a sapere che la Madonna sta per lasciare San Giovanni Rotondo, chiede: «Posso rivederla?». Lo accontentano. Ancora padre Raffaele: «Lo trasportano nel coro della nuova chiesa e si affaccia alla finestra. L’elicottero si sta sollevando e prima di allontanarsi fa tre giri sul convento, per salutare Padre Pio. Lui, tutto commosso, piangendo, con fede dice: “Madonna mia, Mamma mia, sei entrata in Italia e mi sono ammalato; ora te ne vai e mi lasci ancora malato”. Detto questo, abbassa il capo, mentre un brivido lo scuote e pervade tutto. Riceve la grazia e si sente bene. Il giorno dopo vuol celebrare in chiesa, ma quasi tutti lo sconsigliano. Intanto la sera, provvidenzialmente, arriva il prof. Gasbarrini, che lo visita minuziosamente, lo trova guarito e dice ai padri presenti: “Padre Pio sta bene e domani può celebrare in chiesa”».

LA RIVELAZIONE DI SUOR LUCIA

Questa la cronaca di un giorno diventato storico, anche perché immortalato dalla televisione: le immagini sono famosissime. Si vede l’elicottero con la Madonna trascinata in alto e Padre Pio, dietro la finestra, con un fazzoletto bianco, mosso con forza. Una delle icone più famose del nostro Santo. Ma c’è un’altra storia che lega San Giovanni Rotondo a Fatima ed è più recente. A rivelarla nel 2008 a “Padre Pio TV” e a questo giornale è il suo testimone più diretto: il cardinale Caffarra, oggi arcivescovo emerito di Bologna. Racconta che quando Giovanni Paolo II gli aveva chiesto di fondare il Pontificio Istituto per gli Studi sul Matrimonio e la Famiglia (che oggi ha il nome del Santo Papa polacco), trepidante scrisse a suor Lucia chiedendo preghiere. Suor Lucia era l’unica sopravvissuta dei tre veggenti. Divenuta suora dorotea e poi monaca carmelitana, ha passato tutta la vita in preghiera e nascondimento. Svelò Caffarra a questo giornale: «Benché non mi attendessi una risposta, mi arrivò dopo pochi giorni una lunghissima lettera autografa in cui c’era scritto: “Lo scontro finale tra il Signore e il regno di Satana sarà sulla famiglia e sul matrimonio. Non abbia paura, perché chiunque lavora per la santità del matrimonio e della famiglia sarà sempre combattuto e avversato in tutti i modi, perché questo è il punto decisivo”». Una rivelazione straordinaria, che fece molto scalpore; ma quelle parole di suor Lucia restano attuali, all’interno della storia di Fatima, potente ed emozionante. E che noi racconteremo nei prossimi mesi, a partire dalla sua testimone più diretta: proprio quella suor Lucia che a dieci anni, pascolando le pecore, vide la Madonna. E fu l’inizio di tutto.

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