Il Cardinale Pietro Parolin a Pietrelcina per i 130 anni dalla nascita di Francesco Forgione

articolo di FRANCESCO BOSCO pubblicato sulla rivista Voce di Padre Pio

In occasione del 130°anniversario della nascita di san Pio, il 25 maggio, Pietrelcina ha fatto festa con la presenza del Cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato di Papa Francesco. L’evento ha richiamato l’attenzione di un gran numero di fedeli giunti dai paesi limitrofi e di una delegazione della città di Battipaglia, che nella chiesa del convento, alle ore 16,30, ha offerto l’olio della lampada votiva posta dinanzi alla Reliquia di san Pio e che arderà per un anno intero.

Durante il breve rito della consegna dell’olio, alla richiesta di tanti fedeli e devoti di voler Papa Francesco pellegrino a Pietrelcina, il cardinale Parolin ha affermato che fin dal primo momento in cui è arrivato nella terra natale di Padre Pio ha sentito questo desiderio, e cioè che «il Papa possa venire a pellegrinare sulle orme di Padre Pio a partire dal suo paese d’origine per poi passare a San Giovanni Rotondo. Da parte mia – ha spiegato il Cardinale – gli esprimerò questo desiderio, questa richiesta esplicita». Il corteo, preceduto dagli sbandieratori e dal corteo delle varie congregazioni, si è portato presso il “Parco Colesanti”, nel cuore della città di Pietrelcina, dove il Segretario di Stato, alle 17,30, ha presieduto una solenne Celebrazione eucaristica. Dopo aver salutato l’assemblea con un fraterno saluto di pace e bene e dopo aver portato nello stesso tempo la vicinanza e l’affetto di Papa Francesco, l’assicurazione della sua preghiera, e la sua benedizione, durante l’omelia ha sottolineato che «Pietrelcina e San Giovanni Rotondo sono gli spazi che racchiudono l’intera esistenza di san Pio. Piccoli paesi, lontani dai centri dove si svolgono quegli avvenimenti di natura culturale economica e politica che riempiono le cronache», luoghi periferici dove «si lascia entrare il Signore Gesù a prendere possesso dell’esistenza e ad abitare i pensieri, le azioni e i progetti».

Periferia che è «destinata a diventare centro, faro irradiante, luogo benedetto verso cui una moltitudine di persone si incammina alla ricerca di grazie e soprattutto di grazia con la “g” maiuscola». fatte ovviamente le debite distinzioni il Segretario di Stato ha spiegato che «accade la stessa cosa a Betlemme e a Nazaret, piccoli sperduti villaggi al margine di un grande impero, destinati a essere conosciuti e diventare punti di riferimento per il mondo intero e per tutte le generazioni perché divennero il luogo dove il figlio di Dio si manifestò al mondo».

E accade ogni volta che un’anima accogliendo il dolce giogo di Cristo scopre cammin facendo quanto «tale gioco sia leggero e quando lieviti pesi ben maggiori, la liberi, la sostenga e la faccia procedere con speranza e operosità verso il futuro», anche tale anima scopre di «non essere periferia abbandonata e senza meta, ma centro delle attenzioni e dell’amore del suo Creatore e redentore che desidera la sua piena realizzazione della felicità».

Padre Pio ha portato sulle sue spalle «più di un giogo e più di un carico e sappiamo quanta sofferenza e incomprensioni» abbia dovuto sostenere. In diverse occasioni ha vissuto l’isolamento ed è rimasto inascoltato, sperimentando che la prova è parte integrante del cammino cristiano di perfezione: «È necessario attraversare molte tribolazioni per entrare nel regno di Dio. E questo è vero per chiunque in ogni tempo e in ogni luogo voglia porsi alla sequela del Signore Gesù». La sua sofferenza è stata «fonte di grazia per i peccatori che si accalcavano al suo confessionale, una luce per chi era nelle tenebre e un conforto per chi era nella prova». Il giogo «era diventato leggero per il nostro Santo perché non era solo a portarlo, Cristo era accanto a lui per sostenerlo».

Francesco Forgione aveva accettato che la sua vita fosse interamente un dono fatto a Dio e diventando strumento della misericordia divina, divenne «le mani e il profumo di Cristo nel mondo». Egli si lasciò guidare da Gesù sulla via del Calvario e quando fu il momento di prendere la croce «non la rinnegò, ma l’accolse, la visse come un bene maggiore nei confronti di Cristo. Alla sua scuola, povero con i poveri e sull’esempio di san Francesco d’Assisi si spogliò di tutto ciò che era e aveva per assimilarsi al suo maestro».

Padre Pio, oggi, ci insegna che la cosa più importante è «l’amicizia con Gesù, mentre tutto il resto è secondario». San Pio fu sempre disposto a soffrire nella sua carne per chi ne aveva bisogno. Imitando Gesù «ha accettato di prendere su di sé anche la croce che toccava ai fratelli perché avessero la vita vera, quella che nessuno potrà mai toglierci». «Padre Pio – ha detto il Cardinale – è stato l’uomo dell’incontro, come san Francesco d’Assisi ed è andato incontro ai fratelli per donarsi agli altri. Ha avuto il dono dell’apertura, dell’accoglienza, della passione per il bene delle anime. Per Padre Pio ogni creatura era una creatura unica, originale, con una peculiare dignità che Dio gli aveva impressa e in ognuno vedeva il volto di Gesù da amare e da consolare». Era esigente perché sapeva quanto valore avesse la vita di un essere umano e quanto fosse importante agli occhi di Dio. Poteva capitare che rimproverava per indurre qualcuno alla conversione ma mai lo allontanava per confinarlo nella condanna. «Le sue correzioni erano medicinali e non punitive». Padre Pio è stato veramente «un buon samaritano, ma ha fatto di più del samaritano del racconto evangelico, non ha lasciato solo il denaro per curare il ferito incontrato sulla strada, ma ha offerto se stesso per curare negli altri le ferite inferte dal male e dal peccato».

Al termine della celebrazione il neo ministro provinciale fr. Maurizio Placentino ha salutato e ringraziato il Segretario di Stato sottolineando che questo «è un compleanno che ci ostiniamo a festeggiare e questa ostinazione nasce dalla fede. Credo che questo evento – ha detto il Ministro – sia segno e testimonianza del fatto che chi crede in Dio, chi è in Dio non muore più. La santità che in ogni epoca sgorga dal cuore della Chiesa per dono di Dio è una realtà che squarcia i confini del tempo e dello spazio e apre i nostri occhi sull’ eternità di Dio. Oggi abbiamo voluto fissare lo sguardo sull’opera meravigliosa di Dio che è il suo servo san Pio. Oggi – ha continuato fr. Maurizio – più che mai, abbiamo bisogno di levare i nostri sguardi alle vette alte della santità, ai larghi orizzonti della fede e alle grandi sfide della speranza, perché i nostri cuori non si appesantiscono in contemplazioni fatue, in miraggi ingannevoli, in falsi ideali». Per tutti noi san Pio è un dono, opera dello Spirito riflesso della misericordia del Padre, immagine di Cristo «ma come ogni dono è anche un impegno, uno stimolo sulla via della santità, un invito costante alla fedeltà del Vangelo». Una festa più intima, più raccolta, quella del giorno dopo, a ricordo del battesimo del piccolo Francesco Forgione, 130 anni fa. Da alcuni anni questa giornata è dedicata alle famiglie e ai più piccoli. Ed è ormai tradizione che nel ricordo del battesimo di Padre Pio, tutti i bambini di Pietrelcina al termine della Santa Messa abbiano una particolare benedizione. «Una iniziativa molto bella – ha ribadito il ministro provinciale fr. Maurizio che ha presieduto l’Eucaristia, nella chiesa conventuale di Pietrelcina – che ci aiuta a ricordare, in questo giorno, il battesimo di un bambino speciale».

In questi giorni, nel 1887, cominciava una storia, «radicata in questa terra, in questo paese, tra questi vicoli». Il luogo dove si nasce e si compiono i primi passi, «è qualcosa di essenziale che segna per sempre la vita di un bambino, di una persona. La famiglia ha un grande compito: dare i primi segni, i primi tratti al bambino che comincia a crescere». Ai figli non bisogna dare tanto delle cose, «ma serve soprattutto il tempo, la cosa più preziosa che abbiamo».

E di qui l’invito del Ministro: «Bisogna essere capaci di spendere tempo con le persone che amiamo: i figli hanno bisogno di valori, che nutrono il cuore e l’anima: la solidarietà, il sacrificio, la speranza, la fede».

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